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Sviluppo e Benessere, perché?
di Nicolino Castiello

Secondo il Dizionario enciclopedico Treccani, in economia col termine sviluppo economico si definisce quel fenomeno, durevole nel tempo, consistente nella crescita di alcune variabili reali del sistema: produzione, consumi, investimenti, occupazione; col lemma benèssere si qualifica la somma delle utilità, misurabili monetariamente, dei singoli individui, cioè l'utilità derivante dai beni economici. Pertanto, il benessere economico della collettività è dato dall’insieme delle utilità degli individui, derivanti dal consumo dei beni e, quindi, dipende dal volume delle merci, cioè dal prodotto nazionale: per dirlo in modo semplice, il benessere degli uomini scaturisce dalla disponibilità di ricchezza. Di conseguenza, la propagazione del benessere trova fondamenta, in àmbito macroeconomico, nella correlazione diretta tra reddito nazionale e benessere collettivo e, in quello microeconomico, nel rapporto tra distribuzione del reddito e diffusione del benessere.

Per tale assunto, il sistema economico mondiale, specialmente del XX secolo, ha teso ad ampliare la base produttiva ed ad incentivare il consumo di manufatti tra gli abitanti di ogni angolo del Mondo, attraverso il metodo della globalizzazione dei mercati e dell’internazionalizzazione della produzione. Il processo è avvenuto a scapito della qualità della vita, in quanto è stato fatto erroneamente percepire agli individui che il suo stadio odierno è il frutto dell’accresciuto e diffuso consumismo dei decenni passati e che la possibilità di mantenere e/o migliorare lo standard attuale è subordinato alla crescita della propensione ai consumi.

Nel primo decennio del XXI secolo, le ricorrenti crisi finanziarie internazionali, il diffuso malessere individuale ed i massicci spostamenti di popolazione, accompagnati con atteggiamenti xenofobi, hanno messo in discussione tale dicotomia ed hanno favorito il trionfo di un movimento di opinione che nacque nei primi decenni della seconda metà del secolo scorso.

Sulla base del rapporto MIT (1972), la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (UNCED), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha elaborato il concetto di sviluppo sostenibile, definendolo come quel processo economico “che soddisfa le necessità del presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare le proprie” (WCED, 1987). Il benessere, quindi, è la risultante non solo delle forze economiche, ma anche di quelle ambientali e sociali e della massa e della fluidità delle interazioni che il sistema di relazioni socio-economiche è in grado di creare tra esse.

La nuova elaborazione dottrinale ha portato profondi cambiamenti nella teoria specifica, in quanto il perseguimento dello sviluppo sostenibile comporta che i tradizionali obiettivi di tipo economico-quantitativi siano integrati da quelli di natura qualitativa, cioè quelli sociali e quelli ambientali, che le equità inter-generazionale ed inter-regionale sino assunte come parametri fondamentali del wellness e che i soggetti privati, al pari di quelli pubblici, fissino gli obiettivi da raggiungere e concorrano alla formulazione ed alla gestione dei programmi. È evidente, quindi, che, sulla base di tale riformulazione, lo sviluppo non può essere disgiunto da “qualità della vita”, che nel tempo deve tendere a migliorare e mai a peggiorare, per cui il benessere si configura come un processo evolutivo continuo.

L’Associazione Culturale Sviluppo e Benessere onlus si prefigge lo scopo di diffondere ogni forma lecita di benessere e di concorrere alla formazione di una coscienza civica che miri a tutelare le peculiarità locali in un contesto allargato e mai soccombente al marginalismo economico globale. Sua azione diretta è quindi quella di favorire la diffusione e l’integrazione culturale utilizzando i media disponibili.
Per l’Associazione, gli indicatori di percezione soggettiva della qualità della vita hanno un valore autonomo e superiore rispetto alle misure quantitative di reddito e di ricchezza, per cui non è eccessivo affermare che essi soli costituiscano una misura attendibile del progresso umano.